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Introduzione
Uno degli obiettivi della chirurgia maxillo facciale è quello
non solo di eliminare radicalmente la noxa patogena, ma anche di
ricostruire nel modo più rapido ridando così al paziente un'immagine
estetica e funzionale la più naturale possibile.
La nostra disciplina offre a tale riguardo notevoli
possibilità terapeutiche al fine di ripristinare delle perdite di
parti dello scheletro della faccia da cause traumatiche o
neoplastiche.
Attualmente in temi dì innesti possiamo contare
su:
autoinnesti (autologhi) prelevati dallo stesso
individuo;
omo o allo innesto se proveniente dalla stessa
specie;
eteroinnesto o xenoinnesto se proveniente da specie
diversa;
innesto alloplastico se costituito da materiale sintetico o
comunque non biologico.
Gli innesti d'osso autologhi (prelevati cioè dallo stesso
individuo) sono molto utilizzati in chirurgia maxillo facciale già
da molti anni; essi svolgono fondamentalmente una duplice funzione,
meccanica ed osteogenetica. La loro doppia componente infatti d i
osso corticale e dì osso spugnoso consente una funzione meccanica di
sostegno ed una funzione di matrice osteogenetica al fine di
consentire una figenerazione ossea secondaria.
Le indicazioni agli innesti di osso sono rappresentate da
tutte quelle situazioni che richiedono una chirurgia ricostruttiva
del distretto maxillo facciale: sostituzione dei segmenti ossei,
esiti di traumi o interventi chirurgici per lesioni neoplastiche
benigne; perdita di sostanza quale esito di osteomielite e
radionecrosi non seguite da rigenerazione ossea; pseudoartrosi
conseguente a frattura mal consolidata; deficit estetico esitato
a traumi non trattati; malfonnazioni scheletriche; atrofia
ossea dei processi alveolari. Le sedi più frequenti di prelievo
sono costituite dalla tibia, dalla costola, dall'osso iliaco e dalla
teca cranica (corticale esterna); ma la sede preferita è senz'altro
quella dell'osso iliaco per la grande quantità di osso messo a
disposizione, la facile aggredibilità e i trascurabili danni
estetici e funzionali (Curioni, Brusati et AI., 1986). L'innesto
osseo così ottenuto potrà essere infine opportunamente modellato
secondo le necessità e fissato rigidamente al sito ricevente per
mezzo dell'utilizzo di miniplacche metalliche in titanio, che
consentono così all'innesto stesso una rapida connessione ed una
maggiore stabilità nell'intento finale di ripristinare
quell'integrità scheletrica andata perduta.
Materiali e metodi
Il caso clinico descritto in questo lavoro riguarda
un'paziente di anni 55, B.G., giunto alla nostra osservazione con
una notevole turnefazione della guancia destra, non dolente, con
fuoriuscita di materiale purulento dal fomice gengivale superiore
destro. All'esame ortopantomografico si evidenziava la presenza di
una neoformazione cistica a carico del mascellare superiore che
coinvolgeva quasi tutto l'emilato destro dal dente 17 con estensione
anche dall'altro emilato sinistro fino al dente 22 (vedi foto n.
1). Veniva quindi eseguito l'intervento di ampia exeresi della
neoformazione cistica con avulsione degli elementi dentari 17 e 15.
Ad un anno circa da questo intervento il paziente si ripresenta per
una mobilità degli elementi 12 e 13 fissati protesicamente; alla
panoramica di controllo si evidenzia una zona di sequestro attorno
agli elementi 12 13 (foto n. 2) con scarso osso residuo basale.
Viene eseguita una Dentascan al fine di meglio definire i limiti e i
contorni dell'osso residuo (vedi foto n. 3) e si decide di procedere
alla estrazione degli elementi dentali 12 13 ed alla ricostruzione
mediante innesto osseo prelevato dalla cresta iliaca. Viene
quindi eseguita, in narcosi, una incisione crestale ampia da 17 a
23, con scollamento di ampio lembo a spessore totale che mette in
evidenza una assoluta mancanza di supporto osseo nell'emimascella
destra con mobilizzazione di un sequestro osseo che ingloba gli
elementi dentali 12/13 (vedi foto n. 4); vengono rimossi gli
elementi dentali e viene suturato il pavimento nasale (foto n. 5).
Successivamente si esegue il prelievo dalla cresta iliaca di un
frammento di osso corrispondente al difetto da ricostruire previa
misurazione intrachirurgica (vedi foto n. 6 7 8). La tecnica di
prelievo di osso dall'ala iliaca è stata quella di approccio al
bordo anteriore della cresta iliaca, posteriormente alla spina
iliaca antero superiore, tenendo presente il decorso del nervo
cutaneo laterale femorale che decorre normalmente al di sotto della
spina stessa, e di scheletrizzazione della fossa iliaca interna con
prelievo antero mediale secondo la tecnica di Grillon preservando la
cresta iliaca, al fine di ridurre al minimo l'incidenza di deficit
estetici. L'innesto così ottenuto risulterà costituito da osso
spugnoso e corticale in quantità opportunamente modulabili a secondo
della richiesta (vedi foto n. 9 9a); si potrà inoltre eseguire una
più raffinata modellazione del pezzo operatorio al fine di
soddisfare la richiesta quantitativa e qualitativa del sito
ricevente. Infine I' Innesto potrà essere sufficientemente
solidarizzato con i segmenti scheletrici del sito ricevente
utilizzando le miniplacche e viti in titanio puro che sono a loro
volta facilmente deformabili e adattabili alle esigenze ed in grado
di assicurare una valida fissità all'innesto (vedi foto n. 10 11). E
importante eseguire una buona sutura, eventualmente allestendo un
lembo di scorrimento della guancia, al fine di garantire una
chiusura per prima intenzione, elemento fondamentale per
l'attecchimento dell'innesto (vedi foto n. 12). , Il controllo
radiografico postoperatorio mostra un buon ripristino del contorno
osseo (vedi foto n. 13), ed il decorso postoperatorio non ha creato
problemi al paziente.
Discussione e conclusioni
Il prelievo di osso dall'ala iliaca è dunque oggi il più
utilizzato in chirurgia maxillo facciale; fornisce infatti una
notevole quantità di osso disponibile, non comporta una aggressione
chirurgica indaginosa e riduce al minimo le sequele immediate e
tardive a livello del sito donatore. Tra le tecniche chirurgiche
di prelievo è preferibile utilizzare quella antero mediale per la
maggiore facilità di scollamento del periostio della faccia mediale
e per la sola parziale disinserzione del muscolo iliaco con minor
problemi quindi rispetto all'approccio laterale dove il periostio è
più adeso alla superficie (col rischio di poter lacerare il
peritoneo) e dove è poi necessario scollare l'inserzione dei muscoli
laterali e posteriori della gamba con maggiore dolore post
operatorio e limitazione funzionale dell'arto; l'uso sistematico di
drenaggi aspiranti contribuisce a ridurre i casi di 'edemi post
operatori. L'incisione a 2 cm. dalla spina iliaca antero superiore
consente di evitare di ledere il nervo cutaneo laterale femorale; è
da tener presente inoltre che, in corrispondenza della porzione
posteriore della cresta iliaca e della parte superiore della regione
glutea decorrono i rami laterali dei rami posteriori dei primi tre
nervi lombari, mentre in corrispondenza del terzo medio della cresta
iliaca decorrono il ramo cutaneo laterale del nervo ileo ipogastrico
ed il ramo cutaneo laterale del XII nervo intercostale, che se
vengono lesi possono portare a ipoestesia della cute della regione
glutea. Una opportuna terapia antibiotica ed antiinfiammatoria
eviterà infine l'insorgere di complicanze infettive; la
deambulazione inizia di solito in seconda terza giornata data la
lieve limitazione funzionale dell'arto dovuta a reazione antalgica.
Le sequele di tipo estetico sono dovute a cicatrici ipertrofiche o a
casi di minus osseo; entrambe possono essere evitate se la linea di
incisione è al di sotto della cosidetta " linea del costume", e se
il, prelievo viene effettuato evitando oppure ripristinando la
continuità del bordo crestale superiore. Infine consigliamo
l'utilizzo della fissazione rigida dell'innesto con miniplacche e
viti in titamo in quanto danno una maggiore affidabilità di
attecchimento al sito ricevente consentendo all'innesto di svolgere
la sua duplice funzione meccanica ed osteogenetica.
RIASSUNTO
L'utilizzo di prelievi ossei per ricostruire l'integrità
scheletrica dopo ampie demolizioni è una pratica oramai frequente in
chirurgia maxillo facciale: gli ambiti di utilizzo di tale metodica
sono svariati e vanno dall'oncologia del massiccio facciale alla
traumatologia, dalle malocclusioni su base scheletrica alle gravi
deformità cranio facciali; il sito donatore maggiormente utilizzato
rimane tutt'oggi l'osso iliaco, per la sua ampia quantità di osso a
disposizione e per le relative scarse sequele post operatorie. La
possibilità infine di poter associare la valida e consolidata
utilizzazione della fissazione rigida con miniplacche e viti in
titanio, consente di ottimizzare i risultati sia dal punto di vista
funzionale che da quello estetico. Gli Autori, in questo lavoro,
prendono in considerazione un caso clinico di ricostruzione
dell'emimascella destra, conseguenza di un intervento parzialmente
demolitivo per una voluminosa patologia cistica di origine
odontoiatrica. La ricostruzione è stata resa necessaria al fine di
consentire, a distanza di 6 8 mesi circa, la riabilitazione
implantoprotesica fissa: vengono infine espresse alcune
considerazioni sulla tecnica del prelievo e vengono illustrati i
risultati di tale metodica associata all'utilizzo della fissazione
rigida.
ABSTRACT
The Authors discuss about utilization of bone removal
tecnicque in the reconstruction of scheletal integrity after large
demolition. This tecnique, in practice in maxillo facial surgery,'is
used in oncology surgery, traumatology and severe deformity cranio
facial due to pathological or traumatic events. The most utilized
donor site remain the ileal crest bone because of the large quantity
disposable and the short post operative trouables. In this work
the AA. present a clinical case of reconstruction of the right hemi
jaw. They consider the removal tecnique and show the results of this
method combined with using rigid fixation.
IMMAGINI
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BIBLIOGRAFIA
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