Pubblicato il Febbraio 25, 2022

12 marzo: Convegno “La terapia anticoagulante orale nel tromboembolismo venoso”

Sarà un incontro con esperti di caratura nazionale quello del 12 marzo, quando al Miulli si terrà il convegno dal titolo “La terapia anticoagulante orale nel tromboembolismo venoso”. L’evento vede come responsabile scientifico il dott. Giuseppe Galgano, responsabile della U.O.S. di Cardiologia clinica del nosocomio di Acquaviva delle Fonti e sarà diviso in due sessioni: 1) la malattia tromboembolica venosa dalla fase acuta a quella cronica, 2) la terapia.

Il Tromboembolismo venoso (TEV), che include la Trombosi Venosa Profonda (TVP) e l’Embolia Polmonare (EP), è una malattia acuta, frequente, grave e potenzialmente letale. La sua incidenza nei paesi sviluppati è alta, colpisce 1-2 per 1.000 persone all’anno ed è la terza malattia cardiovascolare più comune, dopo l’infarto del miocardico e l’ictus.

Mentre il TEV è una malattia acuta, dopo la presentazione iniziale, essa può avere conseguenze variabili nella fase precoce e tardiva e, dopo un primo episodio, ha una forte tendenza a recidivare. Inoltre, tra le conseguenze tardive di una TVP, c’è anche la possibilità di sviluppare la Sindrome Post Trombotica (SPT), una patologia degli arti inferiori che include segni e sintomi di differente severità, dalle varici alle ulcere venose. Un evento di recidiva (re-TVP) nella stessa gamba aumenta poi il rischio di sviluppare SPT, sino a sei volte.

Sebbene l’attuale terapia standard basata sull’uso immediato di farmaci anticoagulanti come l’eparina o i suoi derivati e l’acenocumarolo, seguita dai nuovi anticoagulanti orali (DOACs) sia molto efficace, episodi di recidive di tromboembolismo o di estensione della malattia occorrono in una porzione significativa di pazienti (circa il 4% dopo una TVP), anche in presenza di una terapia adeguata. Inoltre, a fronte di una comprovata efficacia sulla riduzione degli eventi di recidiva, l’uso di anticoagulanti comporta un elevato rischio di emorragie, anche gravi e potenzialmente letali, mentre i benefici dell’anticoagulazione si perdono al momento della sospensione della terapia.

Dopo l’interruzione della terapia anticoagulante, la ricorrenza di TEV torna ad essere elevata. In uno studio che ha osservato 1.626 pazienti con TEV per oltre 10 anni dopo l’interruzione della terapia anticoagulante, l’incidenza cumulativa delle recidive di TEV erano del 11.0% dopo 1 anno, del 19,6% dopo 3 anni, del 29,1% dopo 5 anni e del 39,9% dopo 10 anni. Il rischio di ricorrenza è maggiore nei primi 6-12 mesi dopo il primo evento, ma non va mai a zero. Del resto, prolungare la terapia anticoagulante in modo indefinito (extended therapy), oltre la fase post acuta di 3-12 mesi, comporta un rischio significativo di emorragie, che va accuratamente ponderato rispetto al rischio individuale di recidiva di TEV.

Per quanto detto sin qui, è evidente che la riduzione degli eventi di recidive, la durata della terapia anticoagulante (AVK/DOAC) ed il trattamento dei pazienti dopo la sospensione di questa terapia rimangono questioni aperte e di elevato significato clinico e sociale.

La partecipazione al convegno è riservata a n.50 Medici Chirurghi specialisti in Angiologia, Cardiochirurgia, Cardiologia, Chirurgia Generale, Chirurgia Vascolare, Endocrinologia, Geriatria, Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza, Medicina Fisica e Riabilitazione, Medicina Generale (Medici di famiglia), Medicina Interna, Nefrologia e Radiodiagnostica.
I crediti ECM assegnati all’evento sono 4. 

Per iscrizioni: www.infocongress.it, alla sezione corsi.

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