Pubblicato il Aprile 10, 2026

20 aprile: Incontro su Maternità, Abbandono e Adozione con proiezione del doc "Fratelli di Culla"

Maternità, abbandono e adozione saranno al centro dell’incontro che si terrà lunedì 20 aprile, dalle ore 17.00, nella Sala Convegni dell’Ospedale “F. Miulli” di Acquaviva delle Fonti. L’iniziativa, promossa dall’U.O.C. di Neonatologia dell’Ente Miulli diretta dal dott. Giuseppe Latorre, è indirizzata sia ai cittadini che al personale sanitario e intende sollecitare una riflessione e un confronto attivo su tematiche particolarmente delicate. L’iniziativa è aperta al pubblico, con ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Per informazioni: 080 3054950.

L’appuntamento ruota attorno alla proiezione del docufilm “Fratelli di culla”, diretto dal regista Alessandro Piva, che sarà introdotto dal dott. Latorre e a cui seguiranno gli interventi del regista, di una delle protagoniste del film Marianna Rutili, dello psicologo Vincenzo Romano e dell’assistente sociale Giuseppe Capozzo. L’incontro nasce infatti dall’esigenza concreta di affrontare un tema che nei reparti di maternità continua a manifestarsi: quello delle madri che scelgono o sono costrette ad abbandonare i propri figli. Attraverso il linguaggio del documentario, l’obiettivo è entrare nell’intimità di queste storie, interrogandosi sulle implicazioni psicologiche, sociali e culturali dell’abbandono e sui percorsi dell’adozione.

“Fratelli di culla” dà voce a donne e uomini oggi adulti, che nei primi anni di vita hanno vissuto negli istituti per l’infanzia abbandonata. Il film racconta il momento destabilizzante della scoperta delle proprie origini adottive, spesso avvenuta casualmente o tardivamente, e il conseguente bisogno di ricostruire la propria identità. Attraverso testimonianze dirette, immagini d’archivio e materiali fotografici, il documentario ripercorre una pagina significativa della storia italiana: quella dei brefotrofi, che dal dopoguerra fino agli anni ’90 hanno accolto migliaia di bambini, figli di donne sole o famiglie in difficoltà.

Il racconto si sviluppa lungo un doppio binario: da un lato la ricerca personale delle proprie radici, spesso ostacolata da vincoli legislativi e burocratici – come la cosiddetta “legge dei cent’anni” e la difficoltà di accesso agli archivi – dall’altro il cambiamento sociale che ha trasformato il concetto di maternità e il ruolo delle donne nella società. La progressiva chiusura degli istituti e l’affermazione dell’affidamento familiare segnano infatti il passaggio verso un modello più consapevole e centrato sui diritti del minore. Ne emerge un quadro complesso, in cui la storia dell’accoglienza infantile si intreccia con quella dell’emancipazione femminile, restituendo uno spaccato recente ma spesso poco conosciuto del nostro Paese.

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